Gender gap e medicina di genere
Quante volte ti è capitato di riportare un sintomo al medico e sentirti dire:
“È solo stress.” “Sei troppo sensibile.” “È normale.” “Passerà.”
A volte può essere davvero così. Altre volte il problema è un altro: il modo in cui interpretiamo un sintomo non è mai del tutto separato dalle conoscenze che abbiamo costruito su quel sintomo.
Ed è qui che entra in gioco un tema di cui si parla sempre più spesso: il gender gap nella salute. Non riguarda solo l’accesso alle cure.
Riguarda anche chi viene incluso nella ricerca quali dati vengono raccolti, come i sintomi vengono interpretati, e quanto le differenze tra sesso e genere siano considerate nella ricerca e nella pratica clinica.
Che cos’è il gender gap?
Con gender gap si indica, in generale, un divario tra uomini e donne nell’accesso a opportunità, risorse o risultati in diversi ambiti della società.
Applicato alla salute il concetto si fa più complesso: il divario può manifestarsi nella ricerca scientifica, nella prevenzione, nella diagnosi, nel trattamento e nell’accesso alle cure.
Non significa che uomini e donne debbano ricevere cure necessariamente diverse.
Significa che, quando esistono differenze rilevanti, queste devono essere conosciute e considerate.
L’ISS sottolinea infatti che differenze legate al sesso e al genere possono influenzare frequenza, sintomi e gravità di diverse patologie, oltre alla risposta ai trattamenti e alle reazioni avverse ai farmaci.
Sesso e genere: non sono la stessa cosa
Un punto fondamentale è distinguere i due termini.
Il sesso riguarda caratteristiche biologiche: cromosomi, ormoni, anatomia e fisiologia.
Il genere comprende dimensioni sociali, culturali e comportamentali, che possono influenzare stili di vita, esposizioni, comportamenti e accesso alle cure.
Nella realtà queste dimensioni si intrecciano.
Per questo la medicina di genere non si limita a chiedersi “questa malattia è diversa negli uomini e nelle donne?”, ma indaga anche quali fattori biologici, sociali e culturali contribuiscano alle differenze osservate.
Gender bias: quando gli stereotipi entrano nella medicina
Il gender bias è un pregiudizio o una distorsione legata al genere che può influenzare come vengono raccolte, interpretate o applicate le informazioni.
Non implica un’intenzione discriminatoria: un bias può essere inconsapevole o strutturale.
Uno stereotipo, per esempio, può portare a interpretare uno stesso sintomo in modo diverso a seconda di chi lo riferisce.
Questo diventa particolarmente delicato quando si parla di dolore: se alcuni sintomi vengono attribuiti automaticamente a stress o emotività, il rischio è che una condizione venga riconosciuta più tardi o sottovalutata.
Il problema non riguarda solo cosa studiamo, ma anche come interpretiamo ciò che osserviamo.
Gender gap e ricerca: chi viene studiato?
La ricerca scientifica ha fatto passi avanti straordinari, ma l’integrazione di sesso e genere negli studi non è ancora uniforme.
Per anni molte aree della ricerca biomedica hanno utilizzato prevalentemente modelli maschili, generalizzando i risultati.
Ancora oggi alcuni studi mostrano una rappresentazione femminile non equilibrata in determinate aree della ricerca clinica, con una frequente assenza di analisi dei risultati differenziate per sesso.
Questo non significa che le donne non vengano mai studiate.
La questione è più sottile: essere presenti in uno studio non significa che le eventuali differenze vengano analizzate e comprese.
Una ricerca può includere uomini e donne senza considerare il sesso nell’analisi dei risultati — ed è proprio qui che si creano i cosiddetti data gap, mancanze di informazioni che rendono più difficile capire come una malattia o un trattamento si comportino in persone diverse.
Quando le differenze possono incidere sulla diagnosi
Le malattie non si manifestano sempre allo stesso modo in tutti.
Possono cambiare i sintomi, i fattori di rischio, la frequenza, la progressione, la risposta ai trattamenti e il rischio di eventi avversi.
Differenze di sesso e genere sono state descritte, per esempio, nelle malattie cardiovascolari, metaboliche e neurologiche.
Conoscerle aiuta a riconoscere meglio una condizione, senza trasformarle in stereotipi.
Un esempio: la salute cardiovascolare
Le malattie cardiovascolari vengono spesso associate soprattutto agli uomini.
Eppure rappresentano un problema di salute importante anche per le donne e possono manifestare caratteristiche differenti.
Quando sintomi o fattori di rischio vengono letti attraverso un modello troppo uniforme, alcune manifestazioni rischiano di essere riconosciute più difficilmente.
Il Ministero della Salute sottolinea proprio l’importanza di considerare le differenze di sesso e genere nell’incidenza, nella sintomatologia, nel decorso clinico e nella risposta alle terapie di diverse patologie, comprese quelle cardiovascolari.
La differenza non è un’eccezione da ignorare: può essere un’informazione clinica.
E il dolore?
Anche il modo in cui il dolore viene percepito e interpretato può risentire di stereotipi.
Non significa che ogni esperienza di dolore nelle donne venga sottovalutata, né che ogni differenza si spieghi con il genere: significa che il modo in cui ascoltiamo e interpretiamo ciò che una persona racconta fa parte del percorso diagnostico.
Una medicina attenta al genere cerca di distinguere tra differenze reali, da studiare, e stereotipi, da riconoscere e superare. È una distinzione fondamentale.
Anche i farmaci possono comportarsi diversamente
Le differenze biologiche possono influenzare il modo in cui l’organismo assorbe, distribuisce, metabolizza ed elimina alcune sostanze.
Per questo sesso e genere sono rilevanti anche quando si studiano farmaci, efficacia e reazioni avverse.
L’ISS segnala differenze nella risposta alle terapie e nelle reazioni avverse ai farmaci tra uomini e donne e la ricerca continua a sottolineare la necessità di integrare sesso e genere in tutte le fasi degli studi, dalla progettazione alla comunicazione dei risultati.
Questo non vuol dire che ogni farmaco debba avere una dose diversa per uomini e donne.
Significa che le eventuali differenze vanno studiate, verificate e trasformate in evidenza scientifica.
Medicina di genere: cosa significa davvero?
Arriviamo così al concetto di medicina di genere.
Secondo l’ISS, si tratta dello studio dell’influenza delle differenze biologiche legate al sesso e di quelle socioeconomiche e culturali legate al genere sullo stato di salute e di malattia.
Non significa creare una medicina “per donne” e una “per uomini”, né considerare la differenza in ogni situazione.
Significa chiedersi, quando è clinicamente rilevante: questa differenza può modificare il rischio, i sintomi, la diagnosi, la risposta al trattamento o il percorso di cura?
Se la risposta è sì, quella differenza merita di essere studiata e considerata.
Significa trattare tutti allo stesso modo?
No — ed è forse il punto più importante.
Uguaglianza ed equità non coincidono sempre. Trattare tutti allo stesso modo può sembrare la soluzione più neutrale, ma se due persone hanno bisogni diversi, ignorare quelle differenze non significa essere equi.
Una medicina più appropriata usa le informazioni disponibili per adattare prevenzione, diagnosi e trattamento alle caratteristiche della persona, quando rilevanti.
Il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere del Ministero della Salute punta proprio a integrare questo approccio in ricerca, prevenzione, diagnosi e cura.
Come si costruisce una medicina più inclusiva?
Il cambiamento parte dalla ricerca.
Servono:
- popolazioni di studio rappresentative;
- raccolta accurata dei dati relativi al sesso e, quando appropriato, al genere;
- analisi che permettano di identificare eventuali differenze;
- maggiore attenzione ai gruppi storicamente meno rappresentati;
- formazione dei professionisti sanitari sui possibili bias;
- risultati trasferibili nella pratica clinica.
Integrare sesso e genere nella ricerca non significa complicare inutilmente gli studi: significa ottenere conoscenze più precise e più applicabili alla popolazione reale.
La letteratura recente considera questa integrazione un elemento importante per migliorare rigore scientifico, appropriatezza diagnostica e risultati di salute.
La medicina di genere riguarda solo le donne?
No, ed è un equivoco diffuso.
Il gender gap ha storicamente avuto conseguenze particolarmente rilevanti sulla salute femminile, anche per la minore rappresentazione in alcune aree della ricerca.
Una medicina che considera sesso e genere può migliorare la conoscenza della salute di tutte le persone: anche gli uomini possono essere penalizzati quando una patologia o un bisogno di salute viene associato esclusivamente all’altro sesso.
L’obiettivo non è spostare il focus da una parte all’altra, ma produrre conoscenze più complete.
Dalla ricerca alla persona
Parlare di gender gap non significa parlare soltanto di statistiche o pubblicazioni scientifiche.
Vuol dire parlare di quello che succede quando una persona entra in un ambulatorio, racconta un sintomo, riceve una diagnosi o inizia una terapia.
La qualità della cura dipende anche dalla qualità delle conoscenze su cui quella cura si basa. E per costruire conoscenze migliori dobbiamo essere capaci di studiare le differenze senza trasformarle in stereotipi.
Una medicina davvero equa non ignora ciò che ci rende diversi.
Lo conosce, lo studia, e lo usa per curare meglio.
Domande frequenti
Indica le differenze e le disuguaglianze che possono interessare uomini e donne nell’accesso alle cure, nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi e nei trattamenti.
Il gender bias è un pregiudizio o una distorsione legata al genere che può influenzare come vengono raccolti, interpretati o applicati i dati sanitari. Può essere anche inconsapevole o strutturale.
La medicina di genere studia come le differenze biologiche legate al sesso e i fattori sociali e culturali legati al genere possano influenzare salute, malattia, prevenzione, diagnosi e risposta ai trattamenti.
No, assolutamente. L’obiettivo è comprendere le differenze rilevanti per migliorare appropriatezza e qualità delle cure per tutte le persone.
Perché differenze biologiche possono influenzare farmacocinetica, risposta ai trattamenti ed eventi avversi.
Queste differenze vanno però dimostrate attraverso la ricerca.
Ti è mai capitato di riscontrare un pregiudizio di genere nel tuo percorso di cura?
Se ti andasse di parlarne, abbiamo uno spazio di ascolto sicuro e anonimo.
“Una stanza tutta per te”.
